Come è noto la separazione, sul piano culturale, è da sempre stata vista come devianza, come colpa o punizione, quindi, giudicata con l’obiettivo di colpevolizzare coloro che la vivevano.
Fortunatamente oggi non è più così: è considerata una condizione “altra”, un mutamento nelle condizioni di vita di due persone , un processo che , se visto con la giusta ottica, è evolutivo, dinamico e che cambia le forme delle interazioni familiari senza per questo dissolverle anzi ricomponendole con nuovi dinamismi.
Con la separazione ed il divorzio ci troviamo di fronte ad una situazione così stressante, da essere inserita come evento critico nella vita di un individuo solo dopo la morte di una persona cara, poiché cela un dolore multiplo, fatto di rabbia, perdita, solitudine, vendetta e visto che molti sono i minori coinvolti, spesso a pagarne le conseguenze sono soprattutto i figli.
In questo quadro ben si colloca la figura del mediatore familiare, che non vuole competere né sostituirsi ad avvocati , magistrati e psicologi, non vuole sostituirsi al sistema giuridico, ma assolvere la funzione complementare di promotore di dialogo fra le parti per stabilire intese comuni,proteggere la vulnerabilità dei figli e arrivare, così, al benessere di tutti i soggetti coinvolti.
L’obiettivo da raggiungere con la mediazione sono degli accordi che possano essere validi anche per il futuro in una logica che accantona l’individualismo del mondo odierno che vede il consenso come una perdita di potere , per fare posto alla mutua vittoria (win-win).
Rivolgersi al mediatore, come terzo neutrale, quindi, non giudicante, può aiutare gli individui a prendere coscienza delle proprie necessità in maniera costruttiva; poiché il conflitto fa parte della natura umana, non deve essere messo a tacere, ma deve essere considerato un’opportunità di sviluppo e crescita e un terzo imparziale come mediatore, può rendere gli individui protagonisti delle proprie scelte future perché solo loro possono trovare la soluzione ai propri problemi.
La mediazione è un modo per trarre fuori, per sviluppare le proprie capacità personali per poter interagire riplasmando, rielaborando ed arricchendo il proprio nuovo e futuro micro mondo mediante : “Un ascolto con la piena fioritura dei sensi, un ascolto non opacizzato, non affievolito o intorpidito come presupposto di ogni vero dialogo, di ogni comunicazione piena” (Massimo Baldini , Educare all’ascolto). ... Si riceve su appuntamento

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